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USA: la pizza “sospesa” secondo Salvatore di Scala

SALVATORE-DI-SCALA.JPG«Quando fai l’elemosina, regali soldi, il povero si sente sempre povero, e poi magari usa quei soldi per sigarette e whisky. Meglio offrirgli una pizza che lo sazia e soprattutto che lo fa sentire un cliente come tutti gli altri»

Salvatore Di Scala, proprietario di Naples 15, nel Madison, ci spiega in questa chiacchierata cos’è la solidarietà napoletana e come l’antica usanza di pagare doppio per offrire a chi viene dopo sia attecchita fra la sua clientela americana.

«Napoli è ricordata sempre per cose negative, ma Napoli è anche tanta solidarietà, fratellanza, tanta bellezza, e io ho portato questo messaggio a Naples 15, la mia pizzeria, in cui tutto è napoletano, dal menu casereccio e tipico, alla gestione: qui facciamo sentire tutti a casa».

Ritornando all’argomento principale della nostra chiacchierata, la “suspandend pizza” nel Madison, Salvatore ci ricorda che l’usanza di pagare doppio, a Napoli, riguardava il caffè: «Mio padre lavorava in un famoso bar di Napoli, facevano oltre tremila caffè al giorno. Chi poteva pagava il proprio e una seconda tazzina, cioè lasciava un caffè in sospeso per chi veniva dopo. Nella mia pizzeria Naples 15 ho perpetuato l’usanza , ma non solo con il caffè, anche con la pizza. Ovviamente, ho dovuto spiegare alla clientela lo spirito dell’idea, ma tutti i miei clienti hanno subito aderito all’iniziativa con molto entusiasmo. Ogni giorno c’è sempre una pizza già pagata per qualcuno che non può permettersela. E oltre alla suspanded pizza, c’è un altro atto di amore che facciamo  ogni mese, offrendo un pranzo ai senza tetto di un dormitorio vicino.»

 

SALVATORE-2.jpgChi è Salvatore di Scala

Salvatore di Scala lascia Ischia nell’84 per lavorare stagionalmente negli Stati Uniti. Da due anni ha aperto Naples 15, nel Madison, trasferendovi tutta la tradizione napoletana, dalla cucina alle usanze. Ha imparato a far pizza seguendo il Maestro Gaetano Fazio, mentre la cucina c’è la nel sangue dall’infanzia. Come lui stesso dice scherzando “A Napoli tutti sono chef, basta avere un piatto davanti!”. Oltre alla cucina casereccia napoletana, esperita in casa, Salvatore ha fatto propria anche la cucina francese (appresa dalle zie in Provenza) e ha affinato la sua bravura lavorando al fianco di cuochi italiane e stranieri.

L’ultima battuta di Salvatore è per Stefano Ferrara (“ è un grande!” Dice) che ha curato la ricostruzione del suo forno nella pizzeria americana.


16/07/2014

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